
L’albero della Vita / The Tree of Life.
Durante la parte “documentaristica” del film, che ripercorre la storia dell’universo, si assiste ad una scena meravigliosa. Un pianeta azzurro, come lo è il nostro, visto dallo spazio silenzioso, come da un osservatore a qualche migliaio di chilometri di distanza. Un piccolo corpo celeste, come una pallina, si avvicina lentamente al pianeta, da questo inesorabilmente attratto. Fino all’impatto (silenzioso anch’esso, dato che nello spazio vuoto non può avvenire alcuna propagazione di suoni). Ma è un impatto dolce, quasi un assorbimento.
Viene rappresentata molto bene la conseguente duplice onda d’urto tramite due cerchi concentrici e paralleli. Uno sulla superficie dell’oceano e uno nell’atmosfera.
Il tutto è di grande delicatezza e bellezza. Ricorda la goccia che tocca lo stagno immobile, o il battito delle ali di una farfalla o i valzer che facevano da sfondo alla danza spaziale di Kubrick in 2001 Odissea nello Spazio … Solamente che qui si tratta della rappresentazione di un cataclisma a livello planetario. Una ferita profonda alla biosfera che causa la scomparsa definitiva di interi ambienti naturali e di migliaia di specie viventi (la fine dei dinosauri, per esempio, dicono, dopo milioni di anni di dominio incontrastato sulla terra, nei mari, nell’aria …).
La natura non può essere misurata dai nostri giudizi di bontà. Tutto quanto accade è la meravigliosa e incessante mutevolezza di forme dell’essere. Non ha senso il nostro attaccamento alle cose. Esse nascono e muoiono in continuazione e ciò che può sembrare buono ad una scala di osservazione può essere terribile ad un’altra. Basti pensare a come trattiamo gli animali, perché possiamo nutrirci.
Il film si apre con la perdita di un figlio. Dolore incurabile. Ma cos’è di fronte alla fine della vita su un intero pianeta?
Terrence Malick fa un uso degli effetti speciali non puramente decorativo o spettacolare. Ha cura di mostrare ciò che non sarebbe possibile, o quasi, vedere altrimenti, e con un intento didattico. Il suo sguardo, anche altrove nel film, regala momenti nascosti e segreti che la quotidianità di solito frettolosamente archivia o addirittura ignora. Per quanto forse non del tutto riuscito, il film resta prezioso e indimenticabile.
Andrea Alberini


