Noi Credevamo – A.Alberini

Noi credevamo. Felice Orsini, romagnolo, iscritto alla Carboneria, poi mazziniano, deputato alla Assemblea Costituente della Repubblica Romana del 1849, quindi esule a Londra, decide di organizzare un attentato a Napoleone III (anch’egli carbonaro e attentatore di sovrani, in gioventù …).
L’incubazione dell’attentato, la sua preparazione, l’esecuzione e il processo che seguirà costituiscono la parte centrale e la chiave di lettura, probabilmente, dell’intero film.
L’imperatore dei Francesi con la sua protezione del Papato e la politica repressiva è di ostacolo alle aspirazioni repubblicane e indipendentiste dell’Italia e di altri paesi europei. Orsini, dapprima dubbioso, decide e progetta cinque bombe a mano potenti e innovative (che saranno modello per gli attentati anarchici dei decenni a venire) e guida i complici, ed esecutori, davanti all’Opéra di Parigi la sera del 14 Gennaio 1858 dove l’Imperatore è atteso per uno spettacolo.

La figura nobile e tragica di Orsini presiede impassibile all’azione, in piedi, sul selciato della via, nella semioscurità, tra i fumi, i bagliori delle fiamme e i lamenti dei feriti. La ripresa è lenta e attenta, permette di guardare bene quanto accade, ci si sente nel dramma. Per qualche minuto quest’uomo fondamentalmente solo, esule, violento e generoso insieme, tiene in pugno il destino d’Europa. Le sole tre bombe lanciate causano una strage tra la folla. Ma l’Imperatore è salvo, protetto dalla carrozza. Orsini affronterà con dignità il processo, guadagnandosi il rispetto dell’opinione pubblica e dello stesso Imperatore. Due mesi più tardi sarà giustiziato alla ghigliottina, assieme ad un complice.

Eroe e patriota? O terrorista? Mario Martone osserva e ci fa entrare in un’epoca di passioni violente e personaggi tragici. Non vuole indirizzare lo spettatore verso facili giudizi, preferendo lo sguardo della pietà. Ci ricorda però che l’Italia di quel tempo, non poi così lontano, diede i natali a personalità che avrebbero scosso il Mondo con il loro spirito repubblicano e democratico (basti pensare a Mazzini o Garibaldi). Oggi di quell’ardore non resta nulla: mentre il Paese è in preda ai banditi, i più fingono indifferenza, ridendo.

A Fecice Orsini sono tutt’oggi intitolate delle vie, a Milano e in alcune altre città d’Italia.

Andrea Alberini

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