Speciale Rosa d’Oro – Schermi d’Amore 2009

A year ago in Winter (2008) di Caroline Link


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La recensione di Andrea Alberini

Pelle. E un dettaglio di sottoveste nera. La schiena, poi la spalla, il braccio e la mano, in una luce naturale. Una pelle molto chiara, quasi trasparente. Tutto lo schermo ne è riempito. Deve trattarsi di una giovane nordica, mentre riposa. La ripresa è ravvicinatissima, quasi “macro”, e insistita. Niente che miri a suscitare desiderio. Ma il film si presenta così: con intensità pone al centro la persona, attraverso la sua manifestazione corporea più sensibile: la pelle.

Forse un invito ad uno sguardo da vicino verso noi stessi e gli altri e verso le cose: dettagli di bosco, di piante, erba, rocce, oggetti di casa, della tela del quadro che fa da leit-motiv della storia. La materia, col suo fascino. Ma anche indagine approfondita sugli affetti, nei loro vari aspetti: così l’amore non è solo quello carnale e giocoso dei ragazzi, ma anche quello filiale, quello fraterno, quello parentale, quello tra due genitori adulti prossimi alla separazione, quello tra maestro e allievo. Un cenno garbato anche all’omosessualità.

La giovane si sveglia e dalla finestra ammira il fratello che danza sotto la neve, al suono degli auricolari. La madre che, scherzosa, lo filma di nascosto. La bella casa nella foresta. La famiglia perfetta. Padre scienziato di fama, madre designer di successo, figlio campione di sci, figlia promettente etoile della danza.

Ma subito, nella seconda scena, la sferzata, imprevedibile. La madre che passeggia come ogni giorno nella foresta, sente uno sparo in lontananza. Si ferma, senza capire, ma si viene pervasi da un’inquietudine quasi cosmica, guardando la lenta dissolvenza verso il nero. Per dare, almeno, l’idea del dolore di un genitore che perde un figlio nel modo più crudele e inspiegabile: il rifiuto della sua stessa vita.

La perdita del ragazzo sconvolge la famiglia e rivela tensioni che la routine prima nascondeva. La madre cerca di reagire commissionando un dipinto che ritragga assieme i due figli. La realizzazione dell’opera, rappresentata con precisione in tutte le sue fasi, agisce profondamente su tutti i soggetti, specie sulla figlia e sull’artista stesso, facendoli maturare, evolvere.

yearagoinwinterUn messaggio di fede nella relazione, ma anche nell’arte come strumento di liberazione dal male. Questo aspetto viene confermato anche da un’altra scena chiave del film: la figlia si lascia andare, sola, ad una danza scatenata dall’ascolto di un brano di Peter Gabriel, vero “sciamano” del circuito pop internazionale: voce e tamburi che richiamano energie ancestrali e profonde. Con un montaggio incrociato, poi, si assiste, nello stesso momento, anche alla madre che cerca nella profondità della foresta un luogo dominato dal fascino delle rocce e delle piante. Un rifugio per l’anima, dove poter dare sfogo al suo pianto liberatorio.

La storia finisce con la figlia, ormai riappacificata con sé stessa, mentre danza, leggera, in mezzo alla folla al ricordo della danza del fratello, la stessa vista nella prima scena. Gli auricolari sono abbassati, però. La musica proviene solo dal ricordo. La serenità raggiunta non ha più bisogno di stimoli artificiali. Basta a sé. Gli affetti sono riusciti là dove non è riuscita la ricerca del successo – artistico, sportivo, professionale.

Un bel richiamo a cercare la chiave della vita nella semplicità delle cose e nella forza dei sentimenti piuttosto che lungo gli allettanti ma illusori percorsi offerti dalla nostra epoca.
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La poesia di Michaela Menestrina

Im Winter ein Jahr, omaggio a Caroline Link, 2008

L’integro cancello di legno
sempre aperto
verso la natura
cela chiusura alla vita
e implode in un muto
suicidio adolescenziale.

Il cancello di ferro arrugginito
sempre difficile da aprire
verso la pittura
cela apertura di sensi
e si sviluppa in una pacata
ricerca adulta.

Oltre i cancelli si snodano
esistenze di famiglia agiata
che scivolano sull’acqua
come pattìno silenzioso
impedendosi di vedere
le pedalate faticose.

E l’arte pittorica
deputata a ritrarre
due figli per sempre
si dibatte ad osservare vita
e morte insieme
su richiesta di una madre.

Fine ai ritratti fasulli
di assoluzione per sé
non è più questo compito dell’arte.
La pittura va oltre
ogni bieco personalismo
immortalando solo
chi c’era e Chi c’è.

Scrivi, danza, decora,
dipingi, suona.
Ma non basta.
Ricordati di piangere.
E poi continua a vivere.

Nevica…

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